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Vivere con lo spartito articolo a cura di Simona Di Michele Due album (il secondo in uscita il prossimo), concerti, collaborazioni importanti e la creazione della scuola “Suonare, suonare”. E’ il percorso di Andrea Gentili, musicista sin da bambino, sull’esempio del papà e per il quale le sette note costituiscono una vera e propria ragione di vita. Chitarra classica e jazz i generi con i quali è cresciuto. Ed oggi, all’insegnamento, affianca composizioni in chiave rock che fondono jazz e canzone d’autore.
Dopo l’album d’esordio Questa storia, uscito nel 2007, Andrea Gentili, di Ostia, è al lavoro per un nuovo disco, Tana Libera Tutti, la cui uscita è prevista per febbraio. Nel corso del nostro incontro, questo giovane musicista di Ostia ci ha raccontato di più sul suo “mestiere”, confidandoci le soddisfazioni e le difficoltà di una passione che coltiva fin da bambino. Andrea, quando hai capito di voler fare il musicista? “Questa strada è stata la scelta più naturale che potessi fare: mio padre suonava tutto il giorno con una band. Quindi in casa, fin da quando ero piccolo, andavano e venivano i suoi amici musicisti, che io consideravo tutti miei zii. Sono cresciuto tra le chitarre, quindi non ho trovato affatto strano studiare musica a mia volta”. Qual è stato il tuo curriculum di studi? “Ho iniziato a undici anni con lo studio di chitarra classica sotto la guida del Maestro Giorgio Blumetti, per poi confrontarmi con il jazz grazie all’incontro con il jazzista Gianluca D’Alessio. Ho studiato accanto ad alcuni tra i più grandi musicisti italiani (Umberto Fiorentino, Massimiliano Rosati, Franco Ventura tra gli altri); in sintesi i versanti principali su cui mi sono cimentato nello studio sono il jazz e la chitarra classica”.
Da allievo a insegnante e direttore di una scuola di musica popolare: puoi parlarci della tua attività di insegnamento? “Nel 2008 io ed un gruppo di altri musicisti abbiamo deciso di mettere in piedi una scuola, la “Suonare, suonare” che ha le sedi principali ad Ostia Antica e Fiumicino. Il fatto che sia tenuta da musicisti, e non docenti con titoli da Conservatorio, si è rivelata una formula vincente e ci ha permesso di arrivare agli oltre cento allievi. Lo scopo è quello di unire i musicisti che suonano i più vari strumenti e creare una bottega di artigiani in cui non esistono distanze o formalismi tra il docente e l’allievo. Chi insegna ha solo più mestiere alle spalle, e grazie a questo spirito si è creata come una grande famiglia. Nella scuola io insegno chitarra ai “cuccioli” di sei anni fino ai…”cuccioli” di sessantotto! Organizziamo anche dei laboratori dove i ragazzi suonano insieme, e che si sono rivelati veri e propri strumenti di salvezza: fare musica insieme ti salva, soprattutto oggi che i ragazzi sono bombardati da tantissimi stimoli musicali al punto da entrare letteralmente in corto circuito” . L’insegnamento si concilia bene con la tua personale strada di musicista? “Non ti nego che insegnare è complesso: richiede pazienza e capacità di adattamento. Credo che significhi aprire le porte di una scuola e avere la volontà e la capacità di saper accogliere chiunque varchi quella soglia: ci vuole anche molta sensibilità per questo”.
Quali sono i personaggi più significativi che hai incontrato nel corso della tua carriera? “Devo qualcosa a molti musicisti con cui ho collaborato e studiato: il jazzista romano Toni Armetta; Francesco Di Giacomo, il cantante del “Banco del Mutuo Soccorso”; il chitarrista classico Eliot Fisk. Ho girato molto per l’Italia, portando canzoni mie e tributi cantautoriali: una tra le esperienze più belle è stata sicuramente il “Prova a dire sì tour”, organizzato dall’Associazione “La Farfalla” dedita alla solidarietà e all’informazione sociale. Da questo evento posso dire di aver avuto due grandi soddisfazioni: la collaborazione con un musicista eccezionale, Sidiki Conde, percussionista poliomielitico della Nuova Guinea, e il supporto di Bruce Morisson, che è stato il fonico degli Aerosmith”. Parliamo dei tuoi modelli musicali: quali sono quelli a cui ti ispiri e come li rielabori nelle tue composizioni?
“La mia musica cerca di equilibrare la canzone d’autore con il jazz,
composto in chiave rock e moderna. Mi piacciono molto i cantautori
internazionali come Sting, la Dave Matthews Band, Vinicio Capossela, e
quelli italiani del calibro di Baglioni, Dalla, Fossati: sono cantautori
che riescono ad esprimere qualcosa non solo con i testi ma anche con un
complesso orchestrato musicale, allontanando l’idea che essere
cantautori significhi recitare un testo sopra due soli accordi. La
musica è altrettanto fondamentale, soprattutto quando è ragionata,
pensata: quando compongo, è sempre il testo che deve servire la musica,
non il contrario. E’anche per questo che studiare musica è
indispensabile: non bisogna modificare le proprie composizioni o la
propria personalità, come vorrebbero certi produttori musicali per il
solo scopo di fare spettacolo e di vendere. Tutti quei programmi alla
Amici o alla X Factor prima o poi crolleranno, e sarà allora
che la preparazione individuale ripagherà davvero. Ciò che cerco di
insegnare ai miei allievi è proprio questo, il valore dello studio in
musica, l’essenza dell’essere un musicista” cortesia
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