
|
Ricomincio da me! Da dipendente a gestore di un’attività in proprio. Alessandra Sforzi, romana, incarna la storia di tante persone che in questi anni fanno i conti con le conseguenze della globalizzazione. Trasferimenti ed esuberi nell’azienda di appartenenza e la necessità di “reinventarsi”. Poi, quasi casualmente, la decisione di rilevare un negozio di abbigliamento. Un cambio di vita che prelude ad un sogno… La crisi economica scoppiata quasi tre anni fa ha fatto tante vittime a livello occupazionale. Ma, in molti casi, ha dato involontariamente o casualmente l’opportunità a parecchi di far uscire talenti e passioni che erano “compressi” dalla quotidianità. E’ la storia di Alessandra Sforzi, 46 anni il prossimo 23 agosto, romana e sposata felicemente con Andrea, ormai suo ex collega di lavoro. Diploma di Liceo Artistico e quindi subito il mondo del lavoro, con esperienze di baby-sitter, commessa e poi impiegata, passando, dal 1988 , da un circolo culturale che organizzava convegni, a Snam Progetti, a C.I.S.E.T., compagnia privata che forniva assistenza tecnica nel settore elettrico ad aeroporti, fino alla SIC, storica Compagnia assicurativa specializzata in Cauzioni e Credito. Una società che, come tante, dopo 50 anni di vita subisce gli effetti della globalizzazione passando a proprietà straniera: svizzeri, tedeschi, olandesi e spagnoli. Anni difficili nei quali l’ufficio di Alessandra subisce nel 2005 un trasferimento a Milano, evitato con una ricollocazione, e poi la dichiarazione di esuberi.
“Sono state fasi difficili - confessa Alessandra- nelle quali io ed altri colleghi siamo stati oggetto di azioni di mobbing, demansionamento, dequalificazione e persecuzione tramite le visite fiscali. A causa di ciò ho anche avuto problemi con la depressione. Quando, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, l’azienda ha dichiarato 42 eccedenze mettendo in piedi un piano di incentivazione all’esodo, ho preso la sofferta decisione di lasciare il posto da dipendente. Ad indurmi a questa difficile scelta la soppressione di alcune figure professionali, tra le quali la mia; il fatto di rivivere dopo cinque ani il dramma già passato col trasferimento e la causa intentata nei confronti dell’azienda per il pregresso. E così ad aprile ho terminato questa mia esperienza impiegatizia ventennale”. Ma, come spesso si dice, chiusa una porta si apre un portone. E così, davvero casualmente, Alessandra si ritrova ad avere la possibilità di gestire un negozio. “A settembre 2010 mio marito Andrea aveva avuto problemi di salute, cominciando una serie di accertamenti. Il 4 ottobre 2011 ho chiuso allora la trattativa con l’azienda, dimettendomi dietro incentivo economico e chiudendo in transazione la causa in corso. E proprio in quella stessa giornata, dopo aver firmato l’accordo di fuoriuscita, mi sono fermata all’agenzia di viaggi che conosco da anni per prendere dei depliants per organizzare un viaggio ed evadere per un breve periodo dal brutto momento che stavamo vivendo io ed Andrea. Entrando in agenzia mi accorgo che il negozio accanto, del quale sono tra l’altro cliente, cede l’attività. Entro e chiedo informazioni. Tornata a casa, ne parlo prima con Andrea, poi con un amico commercialista ed alcuni amici avvocati. Tutti insieme decidiamo di provare a rilevare il negozio e così sono partita per questa nuova prova e scommessa di vita. L’attività si occupa di vendita di calze, calzini, costumi, copricostume, teli da mare, pigiami, camicie da notte, vestaglie, tute da casa, cappelli, guanti, sciarpe, borse”.
Un cambio radicale di vita del quale Alessandra può già tirare le prime somme. “Se dovessi fare un bilancio - afferma- direi che sono molto preoccupata per aver aperto un’attività in questo momento storico-economico, ma la sfida mi piace. Come impiegata avevo sicuramente una grossa sicurezza economica ma anche un appiattimento a livello di persona. Ora l’aspetto economico è molto più incerto ma la soddisfazione e la motivazione personale sono nettamente superiori. Faccio le mie scelte, giuste o sbagliate che siano, in modo autonomo e soprattutto sono rinata come persona. Sicuramente questa attività è più faticosa perché è più di responsabilità rispetto a quella da dipendente, ma il fatto di lavorare in proprio è impagabile. Come è impagabile la qualità di vita che ho perché il negozio è vicino a casa quindi non ho più i problemi di spostamento, traffico, parcheggio, multe e carro attrezzi che avevo andando a lavorare in ufficio a Prati. Ora vado a piedi e devo solo attraversare la strada!”
Ma quanto accaduto non sembra essere, nella vita di Alessandra, l’ultimo dei cambiamenti. “Sicuramente - conclude - le vicende accadutemi nel mio ultimo posto di lavoro hanno dato una bella spinta nella scelta che ho fatto. Ma nel mio cassetto c’è un sogno: che le cose con questa mia nuova attività possano andare discretamente bene dal punto di vista economico e che tra 12 anni, alla scadenza del contratto di affitto del negozio, possa permettermi di trasferirmi insieme a mio marito Andrea all’estero in un posto di mare per vivere la nostra terza parte di vita serenamente”. E i sogni a volte si avverano... cortesia
|