
|
Il mestiere di Mastro Geppetto articolo a cura di Francesca Faiella Fare il falegname negli anni 2000. Storia di un lavoro che sta ormai scomparendo e che, come ama definirlo Giovanni Sirignano, è una nobile arte. Un modo di lavorare artigianale ereditato dal padre, basato sull’uso degli strumenti tradizionali e non delle macchine automatiche. E tra le sue mille creazioni…. anche delle protesi . Tra i tanti mestieri artigianali che purtroppo vanno scomparendo, c'è quello del falegname; una professione antica che acquista sempre più fascino nel tempo. Giovanni Sirignano, 72 anni di Ostia, è uno di quei maestri nell'arte della falegnameria che, nel corso degli anni, ha acquisito una incredibile manualità che lo hanno portato a realizzare manufatti originali ed assolutamente autentici.
Una passione nata molti anni fa. Come ha iniziato? “Queste passioni sono spesso ereditarie ed anche io ho appreso questa nobile arte da mio padre. Abitavamo a Roma all'epoca e lui aveva una piccola bottega che, negli anni, ha ingrandito sempre più fino a trasformarlo in un vero e proprio laboratorio di falegnameria. Lui era un grande artista e, da bambino, mi costruiva oggetti di ogni tipo. Mi entusiasmavo quando lo vedevo lavorare ed apparire, come per incanto, da un ciocco di legno, delle vere e proprie opere d'arte. Dopo le scuole mi sono applicato sempre più lavorando al suo fianco fino a diventare io stesso artigiano completo nel mestiere di falegname”. Chi è il falegname? “E’ colui che sa prendere il segaccio e fare una coda di rondine. E’ l’artigiano che prima di tutto sa usare gli attrezzi tradizionali: la sega circolare, la raspa, la pialla, il segaccio. Solo dopo può integrare con la conoscenza delle macchine automatiche e di quelle a controllo numerico. Ma uno che sa solo mettere il progetto nel computer e programmare la macchina non è un vero falegname. Oggi si lavora così, per questo si è perso il fascino del lavoro artigianale”.
“Mi sono cimentato in lavorazioni diverse. Mobili di ogni tipo: dagli armadi ai tavoli, dalle fioriere agli sgabelli; oggettistica varia: scatole, fermacarte, soprammobili, giocattoli. Ora lavoro solo per diletto e mi occupo di piccole riparazioni; C'è ancora però chi mi commissiona opere diverse, ma l'età non mi consente di applicarmi più come una volta. Nel piccolo garage sotto casa mia, che ho adibito a laboratorio, passo molto del mio tempo e, quando riesco, cerco di soddisfare le richieste dei miei vecchi clienti”. C'è qualcosa che ricorda con particolare interesse della sua lunga carriera di falegname? “Negli anni sessanta ho lavorato presso l'istituto ortopedico Rizzoli di Bologna creando protesi di arti inferiori. Era un lavoro di grande precisione che richiedeva impegno e molta pazienza. Passavo a volte intere nottate a perfezionare, riguardare, sistemare il frutto del mio lavoro. La più grande soddisfazione però è stata quella di ricevere messaggi di immensa gratitudine da coloro per i quali creavo queste protesi. “Posso finalmente camminare” mi scrivevano “e questo grazie a lei”: questi sono i momenti più belli che ricordo e conservo con immensa gratificazione”. Giovanni Sirignano è un vero artista, uno di quei personaggi di altri tempi che si emoziona per un lavoro pur semplice che sia. Entrare nel suo mondo lavorativo è stato assolutamente fantastico facendoci rivivere momenti entusiasmanti di grande arte. cortesia
|