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Guadando il fiume delle anime in 4X4 articolo a cura di Anita Zechender Ritorniamo a Panama City a luglio ed agosto con Alexis ed i suoi fratelli. Grazie alle loro nuove fuoristrada arriviamo alle isole di San Blas, guadando un corso d’acqua, rispettando i ritmi della natura ed osservando chi sulla riva attende l’aprirsi di un mondo ancora incontaminato.
Panama, a detta di molti è la capitale più cosmopolita dell’America Latina. Con il suo eclettico assortimento di ristoranti internazionali e locali notturni aperti fino all’alba, è difficile annoiarsi. Tuttavia non ci siamo trattenuti molto perché a poche miglia, si offre in tutto il suo splendore l’anima dei Caraibi Panamensi, ovvero “El Archipielago de San Blas”. Abbiamo già esplorato anime, personaggi e colori di questa parte di mondo, che ricorda nell’immaginario collettivo un paradiso terrestre. Questa volta ci torniamo, come faremo ancora, per conoscere i modi per raggiungerle, parlando con chi di questo ne ha fatto il suo mestiere. Incontriamo Alexis, uno dei fratelli della numerosa famiglia panamense che con le sue fuoristrada quattro ruote, porta ogni giorno molti turisti dall’altra parte del fiume. Alexis, da quanto tempo è che fai questo lavoro? chiediamo. “Sono ormai molti anni, ogni giorno io ed i miei fratelli organizziamo spedizioni da Panama City a San Blas. Alle sette di mattina si parte e si cerca di fare in tempo affinchè si possa guadare il fiume prima che si alzi la marea”. Lavora con te tutta la tua famiglia? “Si, lavoriamo tutti insieme e abbiamo creato questa piccola compagnia di trasporti privata. Uno di noi guida addirittura un taxi nella città di Panama City”. Una volta arrivati oltre il fiume, c’è qualcuno che attende i turisti per arrivare alle isole? “Si, abbiamo dei contatti con gli uomini Kuna che arrivano a prendere i turisti e li trasportano fino alle isole con le loro zattere”.
Nell’arcipelago vero e proprio possono lavorare ed operare solo i Kuna? “Il fiume è come una linea oltre la quale non si può andare, a meno che tu non sia un turista: puoi entrare ma il guadagno da quel momento in poi è tutto loro. Questo, però, è un aspetto importante e positivo al fine di salvaguardare una delle ultime riserve degli indiani del Panama”. Loro si fidano di voi vero? “Si, loro si fidano molto di noi, sono anni che lavoriamo insieme. Non è facile guadagnarsi la loro fiducia, è gente schiva ma noi alla fine abbiamo le loro stesse origini, anche se un po’ mescolate, molta gente che vive a Panama City ha radici Kuna”. Alexis è un uomo giovane e brillante, la sua carica vitale rende il viaggio in macchina, per quanto non breve e su una strada dissestata, piacevole e ricco di aspettative. Entriamo in quei paesaggi e nella mentalità del luogo, facciamo colazione a metà strada in un piccolo chiosco che cucina solo pollo e ci sentiamo già di appartenere a questa atmosfera. Un’atmosfera di confine, piena di caldo e di umidità, di gente dalla pelle ambrata che come Alexis, ha forse scoperto prima di noi, i confini del mondo. cortesia
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