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Nel ricordo di Oppo articolo a cura di Simona Di Michele
A dodici anni dalla sua nascita, l’Associazione Onlus “Oppo e le sue stanze” è una realtà conosciuta in tutto il territorio nazionale: Adolfo (soprannominato da tutti Oppo) si è spento nel 1999 per una grave malattia ematologica, a soli ventitrè anni. Resi Madìa Salabè (madre di Oppo e Presidente dell’Associazione) insieme a Maria, Edoardo, Elisabetta (una rappresentanza dello staff di volontari) ci hanno accolto nella stanza di Oppo descrivendoci gli impegni e le difficoltà a cui l’Associazione deve far fronte: è grazie alla loro determinazione e alla loro ammirevole sensibilità che oggi questa giovane stella può vivere ancora e contribuire al sostegno di chi deve combattere contro i tumori del sangue. Signora Salabè, cosa ha già realizzato l’Associazione? “L’obiettivo fondamentale è quello di sostenere le persone che vivono la dolorosa realtà di un tumore del sangue, e le famiglie che assistono all’esperienza altrettanto traumatica della malattia di un loro caro. A tale scopo, è indispensabile armare i medici di macchinari specializzati e della più ampia formazione possibile: Oppo ha già donato dal 1999 attrezzature ospedaliere specifiche e un laboratorio per la preservazione delle cellule all’Ospedale Sant’Eugenio di Roma; al Sant’Eugenio sono state donate anche delle postazioni di degenza per il Day Hospital di ematologia, mentre un laboratorio di diagnosi ematologica è stato donato all’Università di Tor Vergata, oltre alle borse di studio e ai dottorati di ricerca per il Dipartimento di Ematologia della stessa Università. Sono solo alcune delle realizzazioni portate a termine in questi anni, e a fronte di enormi fatiche a livello burocratico, perché purtroppo in Italia la ricerca non ha prospettive, pensi che la biologa che ha vinto l’ultima borsa di studio donata ha detto che la sua famiglia è stata salvata da Oppo: ora conduce una ricerca a Yale”.
Quali sono invece gli obiettivi futuri? ”Per il futuro si renderà esecutivo il progetto di due piani del reparto di ematologia, progetto che è stato dichiarato Linea Guida dalla Regione e che è già stato donato al Dipartimento di Ematologia del Policlinico Tor Vergata: di fatto, prevede la sistemazione di attrezzature per il trapianto e per la terapia intensiva, oltre all’ammodernamento del Day Hospital con letti, comodini, armadi e tutto l’arredo necessario per il reparto”.
“La malattia a volte non è la realtà più dura da dover affrontare: famiglie di altre regioni d’Italia arrivano a Roma spesso prive delle risorse economiche sufficienti per alloggiare accanto ai propri cari malati. Quindi Oppo cerca di dare una mano fornendo loro biglietti aerei e ferroviari, buoni pasto, buoni benzina, alloggi in alberghi e residence. Questo per alleggerire le famiglie di un ulteriore peso e per dar loro il tempo di dedicarsi esclusivamente ai propri congiunti”. In che modo l’Associazione finanzia le sue realizzazioni? “Tutti i finanziamenti sono il frutto delle donazioni volontarie dei nostri sostenitori; il sito garantisce la trasparenza di queste sovvenzioni pubblicando i bilanci annuali dell’Associazione. Non va dimenticato poi che l’Associazione si basa sulla totale e gratuita disponibilità di uno staff di volontari impegnati nella cura del sito, nell’organizzazione degli eventi promossi durante l’anno per la raccolta fondi e sulla loro presenza costante in rappresentanza di Oppo”. “Dico sempre che ho il privilegio di essere una volontaria” – aggiunge Maria – “In tutti questi anni ho ricevuto molto di più io da Oppo che non il contrario”. E basta lo sguardo di approvazione di Elisabetta ed Edoardo per capire che questo pensiero è condiviso da tutta la squadra dei venti volontari che lavorano con tenacia insieme a Resi Madìa Salabè. Ha accennato ad alcuni eventi per la raccolta fondi. Di cosa si tratta? “Nel corso dell’anno promuoviamo varie iniziative per far conoscere l’Associazione e per raccogliere le donazioni dei sostenitori. Lo scorso ottobre ad esempio abbiamo organizzato al MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo di Roma) un pomeriggio di burraco, mentre a novembre si è tenuto all’Auditorium Conciliazione un concerto, “Viva Verdi”, dedicato ad Oppo. Tra gli appuntamenti fissi, organizziamo circa otto mercatini di beneficenza l’anno (l’ultimo, tenutosi a fine ottobre, è stato allestito presso il World Food Program). La festa più grande, comunque, resta la cena organizzata a maggio allo stabilimento balneare “La Casetta” di Ostia, in occasione del compleanno di Oppo: è un evento a cui hanno sempre voluto partecipare tutti, una cena preparata dal Tartarughino a cui fa seguito una lotteria ricchissima di premi e regali sorprendenti. E’ la serata in cui incontriamo tutti: dagli amici agli sponsor, dai medici e gli esponenti di Tor Vergata, Policlinico, Gemelli, Sant’Eugenio, a personaggi come la Cucinotta, Raoul Bova, Veltroni, Marzullo”.
In tutti questi anni avrà incontrato innumerevoli persone: c’è qualcuno che le ha lasciato un ricordo particolare?
“Mi ha colpito molto il caso di un ragazzo, Nicola Oliva, che ricordo
come fosse oggi. Di solito l’Associazione sostiene le spese di un solo
familiare per malato, ma quando venne diagnosticato a questo ragazzo lo
stadio terminale, decidemmo di contribuire affinché lo assistessero fino
alla fine il padre, la madre, e il fratello donatore di midollo. Nicola,
inoltre, era fidanzato, ma la ragazza non sarebbe potuta rimanere da
sola a Roma se anche il padre di lei non l’avesse accompagnata.
Decidemmo quindi di contribuire anche per loro, e questo perchè la
fidanzata di Nicola mi aveva fatto ricordare quanto bene avesse fatto ad
Oppo, in una fase particolarmente critica della sua malattia, la
presenza accanto a lui della fidanzata Virginia. Ebbene, oggi Nicola
Oliva si è sposato e si è laureato, vincendo la malattia. Episodi di
questo genere rappresentano una flebo di adrenalina, la spinta che mi
aiuta a proseguire: le difficoltà, lo ripeto, sono enormi, per andare
avanti devi armarti di perseveranza e determinazione, ecco perché simili
vicende mi resteranno dentro per sempre” cortesia
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